Persone
Collezione
- Titolo
- Persone
- Descrizione
- In questa collezione sono descritti e conservati i contenuti relativi a persone significative per la storia del Quartiere 5.
- Place
- Firenze, Quartiere 5
- Oggetto
- Firenze, Quartiere 5
- Rifredi
- È parte di
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MEMORIE
Contenuti
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Alessio Pagliai (fotografo)"Sono nato a Livorno nel 1968 e cresciuto nel vercellese. Vivo e lavoro a Firenze da più di venti anni. Fotografo per diletto, ho incominciato a scattare foto durante il periodo dell’università passando quasi subito al bianco e nero. Mi piace rappresentare paesaggi urbani e architetture in genere. Cerco di indagare gli effetti dell’antropizzazione sul territorio. Utilizzo il formato 35 mm sia analogico che digitale."
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Gianni Nincheri La nuova vecchia edicola di Piazza Dalmazia Sembra facile scrivere la storia di un’edicola e del suo evolversi nel tempo ma adesso che sono qui davanti al foglio bianco non ne sono così convinta. E’ sempre riduttivo e senza valore citare dati e susseguirsi di nomi lì dentro a quel piccolo spazio via, via, di volta in volta, sempre un po’ più grande e sempre più zeppo di riviste, giornali, cataloghi, video, figurine….colori…..colori….colori. Ed io ho negli occhi un susseguirsi di volti di ogni età, sorrisi incerti, sorrisi aperti e cordiali, volti austeri e seriosi e i sorrisi più stanchi delle persone anziane che si aprono a te con una dolce luce negli occhi, come se vivessero proprio per venire lì la mattina non solo per acquistare il giornale ma per scambiare il solito saluto come un rito propiziatorio e benaugurale. Quei volti che ho imparato a ricordare con affetto e simpatia. Io all’edicola non ci sono nata, ci sono entrata perché ho sposato Gianni, il giornalaio di piazza Dalmazia, Gianni il chiassoso, il burlone, l’accattivante, il giornalaio più giornalaio di tutti e badate…. non sono io a dirlo….lo dicono loro, i clienti, quelli che da tutta una vita continuano a servirsi sempre da lui. Quei clienti (pochi adesso ahimè!) che hanno conosciuto la generazione precedente: “Niccole”, la Signora Wanda, Roberto, che hanno visto nascere Gianni e l’hanno visto crescere insieme ai loro figli. Adesso sono proprio i loro figli i nostri più affezionati clienti, quelli che hanno visto dietro al banco anche i miei due ragazzi, Gabriele e Francesco, che per un po’ hanno voluto provare a seguire le orme del babbo Gianni nella conduzione dell’edicola. Così tutto continua sempre uguale… eppure sempre così diverso… e adesso finalmente ecco il nuovo chiosco! Quello che Gianni ha sognato da tanto tempo, quello che sembrava non si dovesse fare mai e che invece adesso è realtà! La rinnovata Piazza Dalmazia, un giardino sempre pieno di vita, ha finalmente una nuova grande edicola pronta ad accogliere i vecchi e i nuovi clienti con la sua nuova immagine tutta da scoprire, con dimensioni diverse per offrire un servizio migliore e più adeguato alle nuove esigenze, con un personale sistema multimediale che facilita il completamento delle pubblicazioni a fascicoli, che segue ogni richiesta di arretrato e dà modo ai propri clienti di usufruire del servizio di carta prepagata “EDICARD”. Un’edicola con tanti vecchi cari ricordi ma anche con tante idee innovative che guarda con fiducia al futuro, a quei visi di bimbi che sgranano gli occhi tra i suoi mille colori, futuri clienti della nuova Rifredi che sarà. (Adriana Vannini Nincheri) -
Giovanni Beleffi Giovanni Beleffi, detto “Nanni”, nasce a Firenze il 21 maggio 1912 da una famiglia di modeste condizioni, con il padre fornaio e la madre dedita alla casa e a piccoli lavori a domicilio. Terminate le scuole dell'obbligo, la necessità economica lo spinge presto al lavoro: dopo alcune esperienze come apprendista in officine meccaniche cittadine, nel 1930 entra alle Officine Galileo di Rifredi, la fabbrica che segnerà tutta la sua esistenza. Qui si specializza come tornitore e trova non solo un mestiere, ma una vera scuola di vita, in un contesto di maturazione della coscienza operaia sotto la pressione del regime fascista. Gli anni della guerra lo segnano profondamente — i bombardamenti, la lotta clandestina, la fame — e lasciano tracce durature nella sua poesia, orientata verso il rifiuto della violenza e il desiderio di pace. Nel dopoguerra diventa una delle figure più amate alla Galileo: i suoi versi, capaci di ironizzare sui capi e denunciare le ingiustizie, circolano tra i compagni e vengono affissi nelle bacheche sindacali. Accanto alla vita di fabbrica, ci sono la moglie Marcella, sua musa e compagna, il figlio Roberto, e una grande passione per il campeggio e la montagna, che lo portano a diventare il poeta ufficiale dei raduni italiani e internazionali. Anche dopo il pensionamento, a metà degli anni Settanta, la sua vena creativa non si spegne, arricchendosi di una nota malinconica sulla vecchiaia e sul cambiamento, senza mai perdere l'ironia che lo contraddistingueva. Giovanni Beleffi si spegne a Firenze nel 1998, lasciando una testimonianza preziosa di dignità, lavoro e umanità. -
Bruno Capitelli Bruno Capitelli, nato a Firenze il 10 maggio 1942, è autore di un libro di memorie sulla storia della sua famiglia che attraversa l'Ottocento ed il Novecento, mantenendo sempre un forte legame con Firenze ed in particolare con Rifredi, dove la sua famiglia abitata ed ha abitato fin dagli anni Sessanta. "Babbo aveva fatto la richiesta per un alloggio nel programma INACASA, un piano del Governo per dare ai dipendenti statali un alloggio con affitto molto agevole. Dato che la nostra famiglia era ancora numerosa ed i trascorsi di babbo, fummo tra i primi ad averne diritto e ci fu assegnato un appartamento in Via Niccolò da Tolentino al primo Piano del numero 9. In un primo tempo rimanemmo da una parte felici, ma anche disorientati per la distanza dal centro città e nel vedere tutto intorno al palazzo solo campi senza nemmeno la strada e di fronte al palazzo un vero e proprio villaggio destinato alle famiglie dei profughi della Grecia e della Dalmazia. In breve la strada fu costruita e all'inizio c'era la mitica piazzetta meta di fatidici incontri di calcio; c'erano 4 negozi: un ortolano, una pizzicheria, una macelleria e un bar." "In Via delle Gore vi era un altro bar gestito dal mio amico Rino con biliardo, stanza per le carte, flipper e jukebox. Lì era il ritrovo per i giovani e meno giovani della zona, lì ho fatto le prime amicizie che sono state le più durature, ci trovavamo tutti i giorni per una partita di biliardo, una delle mie passioni, o solo per fare due chiacchiere e discutere di calcio. Purtroppo era un covo di juventini e mi trovavo sempre in minoranza, però ero sempre preso in considerazione e stimato sia perché ero uno dei pochi studenti e soprattutto per essere un giocatore di un prestigioso cittadino: il Club Sportivo Firenze. Ciò che mi dispiaceva di più era la lontananza dal centro, sembrava di essere in un altro paese […]" "Nel 1962 anche Cristina e Luisa si sposarono con Vittorio e Nicola e andarono ad abitare [...] in via San Felice [...] . La cerimonia fu molto bella in quanto si sposarono le due sorelle nello stesso giorno nella Chiesa di Santo Stefano in Pane e quella fu la prima cerimonia celebrata lì. Da allora in avanti quella Chiesa sarà quasi sempre testimone delle nostre gioie e dei nostri dolori." "Io ed i miei amici di via da Tolentino dopo pranzo stavamo fuori dal bar di Rino a chiaccherare e per tutta l'estate puntualmente alle 14 circa passava una ragazza molto carina che non elargiva alcun sorriso, imbarazzata da quel gruppo di ragazzi che la scrutavano. Nel mese di ottobre [1962] finalmente l'autobus 20 fa capolinea in via da Tolentino e tutte le mattine l'autobus si riempiva di studenti e lavoratori. Una mattina prima delle vacanze di Natale capitai vicino a questa ragazza che stava parlando con il figlio del Baroncini (il gelataio di via Tavanti), presi coraggio e mi introdussi nella conversazione basata sulla conoscenza della lingua inglese [...]. Nei giorni seguenti ricominciò la routine nel bus, fino a fissare il primo appuntamento. Era un sabato, lei doveva andare in Piazza Dalmazia per comprare un regalo all'amica Gabriella. Era un tempo da lupi, aveva anche nevicato e tirava un forte vento. Riuscimmo ad arrivare fino allo stretto ma sbucando in Via Reginaldo Giuliani una ventata per poco non ci fece cadere e allora desistemmo dal comprare il regalo e tornammo a casa. Da allora non ci siamo più separati, lei aveva 17 anni e 10 20. I giorni più belli della nostra unione sono stati, oltre al giorno del nostro matrimonio, le nascite dei nostri figli: Fabio e Sabrina." "Scrivo questa serie di appunti al fine di ricordare ai nostri figli e ai nostri nipoti l'appartenenza ad una famiglia che ha avuto nel suo essere principi di onestà, libertà ed uguaglianza, rispetto per gli altri come per se stessi. La nostra è una famiglia che sempre ha lottato per i diritti dell'uomo, abiurando la violenza e spesso vissuto di utopie".


