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Il Quartiere Questa galleria fotografica racconta l’identità profonda di Rifredi, quartiere fiorentino sospeso tra il suo passato rurale e la successiva vocazione industriale. Attraverso gli scatti della stazione ferroviaria e della Pieve di Santo Stefano in Pane si attraversa il cuore storico e lo snodo che ha guidato lo sviluppo della zona tra l'Ottocento e il Novecento. Le immagini dell’Ex Meccanofila e del Teatro di Rifredi testimoniano la trasformazione dei luoghi del lavoro e della solidarietà operaia in moderni centri culturali e di aggregazione, mentre gli scorci del polo di Careggi mostrano l’evoluzione del quartiere in un'eccellenza scientifica e universitaria. Un viaggio visivo che unisce memoria storica, archeologia industriale e vita contemporanea. -
Alessio Pagliai (fotografo)"Sono nato a Livorno nel 1968 e cresciuto nel vercellese. Vivo e lavoro a Firenze da più di venti anni. Fotografo per diletto, ho incominciato a scattare foto durante il periodo dell’università passando quasi subito al bianco e nero. Mi piace rappresentare paesaggi urbani e architetture in genere. Cerco di indagare gli effetti dell’antropizzazione sul territorio. Utilizzo il formato 35 mm sia analogico che digitale."
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Gianni Nincheri La nuova vecchia edicola di Piazza Dalmazia Sembra facile scrivere la storia di un’edicola e del suo evolversi nel tempo ma adesso che sono qui davanti al foglio bianco non ne sono così convinta. E’ sempre riduttivo e senza valore citare dati e susseguirsi di nomi lì dentro a quel piccolo spazio via, via, di volta in volta, sempre un po’ più grande e sempre più zeppo di riviste, giornali, cataloghi, video, figurine….colori…..colori….colori. Ed io ho negli occhi un susseguirsi di volti di ogni età, sorrisi incerti, sorrisi aperti e cordiali, volti austeri e seriosi e i sorrisi più stanchi delle persone anziane che si aprono a te con una dolce luce negli occhi, come se vivessero proprio per venire lì la mattina non solo per acquistare il giornale ma per scambiare il solito saluto come un rito propiziatorio e benaugurale. Quei volti che ho imparato a ricordare con affetto e simpatia. Io all’edicola non ci sono nata, ci sono entrata perché ho sposato Gianni, il giornalaio di piazza Dalmazia, Gianni il chiassoso, il burlone, l’accattivante, il giornalaio più giornalaio di tutti e badate…. non sono io a dirlo….lo dicono loro, i clienti, quelli che da tutta una vita continuano a servirsi sempre da lui. Quei clienti (pochi adesso ahimè!) che hanno conosciuto la generazione precedente: “Niccole”, la Signora Wanda, Roberto, che hanno visto nascere Gianni e l’hanno visto crescere insieme ai loro figli. Adesso sono proprio i loro figli i nostri più affezionati clienti, quelli che hanno visto dietro al banco anche i miei due ragazzi, Gabriele e Francesco, che per un po’ hanno voluto provare a seguire le orme del babbo Gianni nella conduzione dell’edicola. Così tutto continua sempre uguale… eppure sempre così diverso… e adesso finalmente ecco il nuovo chiosco! Quello che Gianni ha sognato da tanto tempo, quello che sembrava non si dovesse fare mai e che invece adesso è realtà! La rinnovata Piazza Dalmazia, un giardino sempre pieno di vita, ha finalmente una nuova grande edicola pronta ad accogliere i vecchi e i nuovi clienti con la sua nuova immagine tutta da scoprire, con dimensioni diverse per offrire un servizio migliore e più adeguato alle nuove esigenze, con un personale sistema multimediale che facilita il completamento delle pubblicazioni a fascicoli, che segue ogni richiesta di arretrato e dà modo ai propri clienti di usufruire del servizio di carta prepagata “EDICARD”. Un’edicola con tanti vecchi cari ricordi ma anche con tante idee innovative che guarda con fiducia al futuro, a quei visi di bimbi che sgranano gli occhi tra i suoi mille colori, futuri clienti della nuova Rifredi che sarà. (Adriana Vannini Nincheri) -
Giovanni Beleffi Giovanni Beleffi, detto “Nanni”, nasce a Firenze il 21 maggio 1912 da una famiglia di modeste condizioni, con il padre fornaio e la madre dedita alla casa e a piccoli lavori a domicilio. Terminate le scuole dell'obbligo, la necessità economica lo spinge presto al lavoro: dopo alcune esperienze come apprendista in officine meccaniche cittadine, nel 1930 entra alle Officine Galileo di Rifredi, la fabbrica che segnerà tutta la sua esistenza. Qui si specializza come tornitore e trova non solo un mestiere, ma una vera scuola di vita, in un contesto di maturazione della coscienza operaia sotto la pressione del regime fascista. Gli anni della guerra lo segnano profondamente — i bombardamenti, la lotta clandestina, la fame — e lasciano tracce durature nella sua poesia, orientata verso il rifiuto della violenza e il desiderio di pace. Nel dopoguerra diventa una delle figure più amate alla Galileo: i suoi versi, capaci di ironizzare sui capi e denunciare le ingiustizie, circolano tra i compagni e vengono affissi nelle bacheche sindacali. Accanto alla vita di fabbrica, ci sono la moglie Marcella, sua musa e compagna, il figlio Roberto, e una grande passione per il campeggio e la montagna, che lo portano a diventare il poeta ufficiale dei raduni italiani e internazionali. Anche dopo il pensionamento, a metà degli anni Settanta, la sua vena creativa non si spegne, arricchendosi di una nota malinconica sulla vecchiaia e sul cambiamento, senza mai perdere l'ironia che lo contraddistingueva. Giovanni Beleffi si spegne a Firenze nel 1998, lasciando una testimonianza preziosa di dignità, lavoro e umanità. -
Fondazione Lavoratori Officine Galileo (FLOG) Istituita il 19 settembre 1945, a un solo anno dalla Liberazione di Firenze, la FLOG (Fondazione Lavoratori Officine Galileo) nasce per iniziativa diretta delle maestranze – operai, impiegati e dirigenti – della storica fabbrica metalmeccanica fiorentina. Pensata nel clima di ricostruzione post-bellica come espressione della solidarietà e del riscatto sociale del mondo del lavoro, la fondazione acquistò una porzione della collina del Poggetto sottraendola alla speculazione edilizia, per farne un centro ricreativo, sportivo e culturale aperto alla comunità. -
Società di Mutuo Soccorso di Rifredi (SMS Rifredi) La Società di Mutuo Soccorso di Rifredi, fondata nel 1883, rappresenta uno dei pilastri storici della solidarietà, della cultura e dell'associazionismo operaio a Firenze. La sua nascita si colloca nel cuore della prima espansione industriale e manifatturiera di Rifredi, come risposta solidale dei lavoratori per garantirsi assistenza, sussidi e protezione sociale di fronte alle trasformazioni economiche dell'epoca. Nel corso del Novecento, la SMS ha riflesso le alterne vicende della comunità locale: dalle prime lotte sociali alla resistenza contro le restrizioni del periodo fascista, fino alla rinascita democratica del secondo dopoguerra, quando si è ridefinita come spazio di partecipazione e aggregazione affiliandosi all'ARCI. -
Pinocchio e Castello Carlo Collodi tra il 1875 e il 1880 soggiornò a lungo presso villa Rapi, a Castello, trovando l'ispirazione per la scrittura de Le avventure di Pinocchio. Nell'edizione di Pinocchio illustrata da Piero Bernardini, celebre pittore e illustratore fiorentino, c'è una tavola che mostra una carrozza trainata da ciuchini, lungo una strada che costeggia il muro di una villa. Si tratta della celebre diligenza del Paese dei Balocchi lungo via delle Panche. Questa storica via di Rifredi era l'antica porta d'accesso nord verso Firenze e collegava il tessuto cittadino e industriale ai borghi collinari di Castello e del Sodo, luoghi storici in cui Carlo Collodi visse. Nelle sue tavole Bernardini non disegnò sfondi di fantasia, ma si ispirò dichiaratamente agli scorci rurali e stradali della campagna toscana dell'epoca. Molti dettagli delle sue vignette – come i muretti a secco, le strade sterrate fiancheggiate da fossi e le facciate delle case coloniche – richiamano l'aspetto che via delle Panche e le strade limitrofe del Sodo e di Castello avevano a cavallo tra l'Ottocento e i primi del Novecento. Negli studi sui "veri" luoghi di Pinocchio (come quelli condotti dal ricercatore Leandro Giribaldi), l'area intorno a via delle Panche si colloca al centro della narrazione. La scuola di Pinocchio: Poco distante da via delle Panche, in via Giulio Bechi (all'epoca via della Stazione), sorgeva la vecchia scuola comunale di Castello frequentata idealmente dal burattino. La fuga verso i "Balocchi": Via delle Panche era storicamente una direttrice che collegava la zona di Rifredi e del Sodo verso Sesto Fiorentino, l'area identificata dagli esperti come il reale "Paese dei Balocchi" a causa della storica fiera estiva che vi si teneva. -
Industrie e opifici di Rifredi e del Pellegrino tra Ottocento e Novecento Tra la fine del XVIII secolo e il periodo successivo all’Unità d’Italia, il territorio dell’ex Comune del Pellegrino conobbe un progressivo sviluppo economico favorito dal miglioramento delle condizioni sociali, dalla disponibilità di manodopera e dalla presenza di importanti vie di comunicazione stradali e ferroviarie. L’area di Rifredi divenne progressivamente uno dei principali poli produttivi della periferia nord-occidentale di Firenze, ospitando numerose attività artigianali, manifatturiere e industriali che contribuirono alla trasformazione urbanistica ed economica del territorio. Accanto alle imprese storiche legate alla lavorazione del legno, alle fonderie, ai mulini e alle officine ferroviarie, si svilupparono importanti realtà industriali nei settori meccanico, chimico, farmaceutico, energetico e dei trasporti. Particolare rilievo assunsero le Officine ferroviarie di Porta a Prato e le Officine Galileo, simboli dello sviluppo tecnico-industriale fiorentino tra XIX e XX secolo. L’industrializzazione dell’area contribuì allo spostamento del baricentro urbano verso Rifredi dopo l’annessione del Comune del Pellegrino al comune di Firenze. -
La ferrovia e le trasformazioni urbane nell’area di Rifredi Tra Ottocento e Novecento il territorio dell’ex Comune del Pellegrino ebbe un ruolo centrale nello sviluppo della rete ferroviaria fiorentina. In quest’area sorsero infatti gran parte delle principali infrastrutture ferroviarie cittadine, comprese le stazioni Leopolda, Maria Antonia poi Santa Maria Novella, Ponte a Rifredi e parte della linea Aretina. L’espansione delle linee verso Pisa, Livorno, Siena, Bologna e Roma determinò profonde trasformazioni urbanistiche e infrastrutturali, con la costruzione di raccordi ferroviari, ponti, terrapieni e nuovi collegamenti strategici tra le diverse direttrici ferroviarie. Particolare importanza assunse la stazione di Ponte a Rifredi, legata allo sviluppo economico e territoriale dell’area nord-occidentale di Firenze. -
La rete viaria Il territorio che apparteneva all'antica Comunità del Pellegrino e in particolare l’area oggi compresa tra Rifredi e Piazza Dalmazia, rappresenta un interessante esempio di continuità tra viabilità antica, organizzazione rurale medievale e sviluppo urbano moderno. -
Comunità del Pellegrino Tra il 1808 e il 1865 il Pellegrino di Careggi costituì una piccola ma significativa realtà amministrativa del contado fiorentino, formatasi durante le riforme della dominazione francese e mantenuta, con adattamenti, nel periodo lorenese fino all’Unità d’Italia. Il territorio era articolato nei cosiddetti “popoli”, cioè comunità parrocchiali rurali, ciascuna con la propria prioria, che rappresentavano il centro della vita religiosa, sociale e amministrativa locale. Tra i popoli documentati nel territorio del Pellegrino si annoverano: San Pietro a Careggi, con la sua antica pieve; Santo Stefano in Pane, importante prioria già attestata in età medievale; Santa Maria a Quarto; San Lorenzo a Serpiolle; e Santa Lucia a Trespiano. Queste comunità, distribuite sulle colline a nord-ovest di Firenze, erano organizzate attorno a chiese e poderi e vivevano prevalentemente di agricoltura mezzadrile, secondo un modello tipico del territorio toscano. Dal punto di vista amministrativo, il Pellegrino nacque ufficialmente come comune nel 1808, in seguito alla riorganizzazione napoleonica del Granducato di Toscana, che trasformò le antiche comunità in municipi. Dopo la Restaurazione (1814), il territorio mantenne una propria identità amministrativa come comunità, pur sotto il controllo del governo granducale. Con la legge comunale del Regno d’Italia del 1865, volta a razionalizzare e accorpare i piccoli enti, il Pellegrino fu soppresso e aggregato al Comune di Firenze. Questa struttura territoriale e parrocchiale è attestata in fonti storiche come il Dizionario geografico fisico storico della Toscana di Emanuele Repetti (1833–1846), che descrive i popoli e le località del contado fiorentino, e negli elenchi ecclesiastici della diocesi di Firenze, utili per individuare le priorie e le circoscrizioni parrocchiali. Ulteriori conferme provengono dagli atti amministrativi napoleonici e dai documenti del Granducato di Toscana conservati negli archivi di Stato, che registrano la nascita, l’organizzazione e la soppressione del comune del Pellegrino. Nel loro insieme, queste fonti restituiscono l’immagine di un territorio fortemente radicato nella struttura delle pievi e delle priorie, dove l’organizzazione civile e quella religiosa si sovrapponevano, lasciando un’impronta ancora oggi riconoscibile nel paesaggio storico di Careggi e delle sue colline. -
43°49'53"N 11°15'53" E Tertium lapidem Serie fotografica che documenta la progressiva antropizzazione del torrente Terzolle lungo tutto il suo percorso, dalla nascita naturale sulle colline fino alla confluenza con il Mugnone, evidenziando la resistenza della natura all'urbanizzazione. -
Edicola di Piazza Dalmazia L’edicola situata in Piazza Dalmazia rappresenta un elemento significativo del paesaggio urbano e sociale del quartiere. Oltre a svolgere una funzione commerciale, è stata un punto di riferimento importante per la vita quotidiana locale, un vero e proprio presidio di prossimità. -
Comunicazione dell'Ufficio Stralcio P.N.F. per dismissione immobile L'Ufficio Stralcio P.N.F. comunica all'Ufficio Dogana dell'Intendenza di Finanza che l'immobile posto a Firenze in via Vittorio Emanuele, occupato dall'ex Gruppo Fascicta Corridoni, è in procinto di essere lasciato libero dalle truppe inglesi. Contiene anche l'elenco dei bani mobili presenti nell'edificio. -
Comunicazione Intendenza di Finanza per acquisto immobile La Direzione Generale del Demanio comunica di voler cedere alla SMS di Rifredi il complesso immobiliare posto a Firenze in via Vittorie Emanuele 303, ex proprietà del Partito Fascista, al prezzo di Lire 81.400.000 -
Mappa catastale del popolo di Santo Stefano in Pane La mappa apparteneva alla scomparsa Comunità del Pellegrino. Parte del territorio del foglio è' passato alla Comunità di Sesto (la numerazione delle particelle parte infatti dalla n° 104). Nella mappa sono rappresentate le particelle catastali, i confini con gli altri fogli di mappa, l'idrografia, la viabilità, gli insediamenti abitativi con relativi annessi e aree incolte. Si tratta della mappa in foglio della Comunità di Firenze, sezione I di Santo Stefano in Pane, foglio 1, particelle nn. 104-922. -
Statua di don Giulio Facibeni Sul sagrato della Pieve di Santo Stefano in Pane si trova la statua in bronzo dedicata a don Giulio Facibeni, parroco della chiesa dal 1912 al 1955 e figura profondamente legata alla storia del quartiere di Rifredi. L’opera, realizzata dallo scultore Antonio Berti (1904-1991) e fusa dalla prestigiosa Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze, restituisce un’immagine viva e partecipe del sacerdote. -
Intervista a Claudio Bellanti e Susanna Nucci Intervista a Claudio Bellanti e Susanna Nucci realizzata durante una passeggiata storica nel quartiere di Rifredi. Il racconto attraversa Piazza Dalmazia, le Panche e Careggi, ripercorrendo la storia del quartiere dalle origini romane alla Firenze operaia del Novecento, tra Resistenza, memoria antifascista e senso di comunità. -
Piante dei Capitani di Parte guelfa Le piante dei “Popoli e Strade” conservate nell’archivio dei Capitani di Parte Guelfa furono realizzate nella seconda metà del XVI secolo nell’ambito di un’ampia operazione di controllo e censimento della viabilità promossa durante il governo di Cosimo I de' Medici. -
Intervista a Ilaria Masi Ilaria Masi, direttrice del Consiglio Pastorale di Santo Stefano in Pane, descrive il ruolo della parrocchia nel quartiere Rifredi. L’intervista documenta la storia della parrocchia, le figure di riferimento (Don Facibeni, Don Franci), i progetti educativi e sociali attuali, le collaborazioni con organizzazioni locali e le sfide legate all’invecchiamento della comunità, alla marginalità e al coinvolgimento delle nuove generazioni. -
Intervista a Enrica Aliboni Intervista a Enrica Aliboni (Firenze, 1964) riguardante la vita nel quartiere di Rifredi tra gli anni ’60 e ’90. L'intervistata ripercorre i ricordi legati all'infanzia attraverso la frequenza della scuola elementare Don Minzoni, la partecipazione ai circoli ricreativi (Campino), la presenza di attività industriali locali e le trasformazioni sociali e urbane del quartiere. -
Periferico. Spazi di quartiere. Talk • 27 giugno 2025 Polvere d’archivio: storie, miti e sorprese dell’arte di conservare. Fuori dai luoghi comuni, gli archivi si raccontano ai cittadini svelando le loro molteplici identità. Gli archivi: storie da condividere. TALK a cura di Silvia Floria -
Presentazione del progetto "PeRIFerico. Spazi di Quartiere" alla cittadinanza È un progetto di EDA, realizzato con Fondazione CR Firenze e con il sostegno del Quartiere 5. Il progetto si basa sulla creazione di un archivio partecipato, vivo e in costruzione continua. Un punto di raccolta e diffusione di memorie, ma anche un laboratorio collettivo di immaginazione urbana. "Abbiamo trasformato il nostro salone in un viaggio. Non una mostra, ma un’esperienza da attraversare insieme, tappa dopo tappa. I partecipanti sono stati invitati a esplorare il senso di Periferico: un movimento tra passato e possibilità, tra memoria personale e racconto collettivo. Le stazioni del percorso Una carta da pescare per rompere il ghiaccio: Cosa ti ricorda questo quartiere? Come lo immagini? Cosa vorresti che restasse? Al centro, un’ortofoto gigante del Quartiere 5 diventava il terreno su cui far affiorare ricordi e luoghi simbolici, segnati con adesivi e post-it colorati. Un gesto semplice, che ha creato una mappa viva e multiforme delle nostre connessioni con il territorio. L’ultima tappa spiegava il cuore del progetto: cos’è un archivio partecipato, cosa potrebbe contenere, come possiamo costruirlo insieme. E fuori, nella corte… Il laboratorio a cura del Tam-Tam ha lasciato spazio alla creatività: cartoline, lettere, piccoli oggetti della memoria nati da mani grandi e piccole. Perché ricordare, a volte, passa anche dal fare. Grazie a chi c’era. A chi ha portato un ricordo, a chi ha fatto domande, a chi è passato solo per guardare. Periferico nasce così: da un incontro, da una voce, da un’idea che si accende". -
Scartabèo Scartabèo è l'evento dedicato all'apertura dell’archivio Periferico presso Villa Guicciardini. Un luogo di comunità, in cui i ricordi personali e collettivi si intrecciano in un racconto unico: attraverso interviste, fotografie, oggetti ritrovati e conservati, e le storie delle persone che vivono o hanno vissuto il quartiere. [continua a leggere]
